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Cherusci
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I mwcqCherusci erano una mwcgtribù germanica che abitò nella valle del mwcwReno e nelle pianure e foreste della mwdaGermania nord-occidentale (tra l'attuale mwdqOsnabrück e mwdgHannover) tra il mwdwI secolo a.C. ed il mweaI secolo d.C.
Contents
• Storia
• Origini
• Note
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Territorio
Al tempo di mwfaPlinio il Vecchio,cite-ref-plinio4-100-1-1[1] mwgqStrabonecite-ref-strabonevii-1-3-2-0[2] e mwhgTacito (fine mwhwI secolo d.C.) occuparono i territori della mwiaBassa Sassonia meridionale. Confinavano con mwiqAmpsivari, mwigBructeri, mwiwMarsi e mwjaSigambri (a ovest), mwjqCatti (a sud),cite-ref-tacitogermania36-1-3-0[3] mwkgCauci (a nord)cite-ref-tacitogermania36-1-3-1[3] e mwlwFosi (ad est),cite-ref-plinio4-100-1-2[1]cite-ref-4[4] questi ultimi caddero in disgrazia con i Cherusci dopo essere stati attaccati dai Catti.cite-ref-tacitogermania36-3-5-0[5]
Storia
Origini
mwpwPomponio Mela, nella sua mwqaChorographiacite-ref-6[6], colloca gli mwrgmwrwHerminones nell'area del mwsaGolfo di Codano; secondo la mwsqmwsgNaturalis Historia di mwswPlinio il Vecchio, gli mwtaHerminones comprendevano i mwtqSuebi (che in realtà coincidevano con la totalità del popolo), gli mwtgErmunduri, i mwtwCatti e i Cheruscicite-ref-plinio4-100-1-3[1] (sebbene queste ultime due tribù altri le collochino invece tra gli mwvamwvqIstaevones).
Guerre contro i Romani sotto Augusto e Tiberio
Essi furono dapprima alleati e poi nemici di Roma. Furono combattuti per primi da un generale romano, il figliastro di mwwqAugusto, mwwgDruso maggiore, nel corso delle mwwwcampagne militari del mwxa12-mwxq9 a.C.. Si racconta infatti che:
• Nell'mwya11 a.C. Druso operò più a sud, affrontando e battendo per primi il popolo degli mwyqUsipeti. Gettò un ponte sul fiume mwygmwywLupia, l'attuale Lippe (che si trova di fronte a mwzamwzqCastra Vetera, l'odierna mwzgXanten) ed invase il territorio dei mwzwSigambri (assenti poiché in lotta con i vicini mwaaCatti), costruendovi alcune fortezze (tra cui la latina mwaqAliso); si spinse, infine, nei territori di mwagMarsi e Cherusci, fino al fiume mwawVisurgis, l'odierno Weser.cite-ref-7[7]
• Nel mwcq9 a.C. costrinse alla resa prima i mwcgMarcomanni (che in seguito a questi avvenimenti decisero di migrare in mwcwBoemia), poi la potente tribù dei mwdaCatti ed alcune popolazione mwdqsuebe limitrofe (probabilmente gli mwdgErmunduri) oltre ai Cherusci, e si spinse dove nessun altro romano era giunto mai, al mwdwfiume Elba.cite-ref-8[8] Morì poco dopo, davanti agli occhi del fratello, mwfaTiberio Claudio Nerone, accorso al suo capezzale, per una banale caduta da cavallo.cite-ref-9[9]
mwggLucio Domizio Enobarbo (dal mwgw3 all'mwha1 a.C.) condusse una serie di campagne militari, intervenendo negli affari interni dei Cherusci (che si trovavano al di là del fiume mwhqWeser), ma pur non subendo una sconfitta campale, si guardò bene dall'intraprendere nuove azioni in quelle regioni, non ancora sottomesse al dominio di Roma (mwhg1 a.C.). Per tutte queste azioni militari si meritò gli mwhwmwiaornamenta triumphalia. Negli anni dall'mwiq1 al mwig3, mwiwMarco Vinicio, nominato mwjamwjqlegatus Augusti pro praetore della mwjgGallia Comata, mwjwGermania (fino al fiume mwkaWeser) e mwkqRezia occidentale, riuscì a sedare una grave rivolta tra i Germani, primi fra tutti i Cherusci, al termine della quale ottenne gli mwkgmwkwOrnamenta triumphalia de Cherusciis.
Più tardi, nel mwlq4 d.C. fu mwlgTiberio, il futuro imperatore, ad entrare in mwlwGermania, dove sottomise mwmaCanninefati, mwmqCattuari e mwmgBructeri; riacquistò inoltre al dominio di Roma i Cherusci (popolazione a cui apparteneva mwmwArminio). Ma i piani strategici di Tiberio prevedevano di passare il fiume mwnaVisurgis (attuale mwnqWeser) e penetrare oltre. mwngVelleio Patercolo ricorda che «si attribuì tutta la responsabilità di questa guerra tanto disagevole e pericolosa, mentre le operazioni di minor rischio furono affidate al suo legato, mwnwSenzio Saturnino». Sul finire dell'anno lasciò, infine, presso le sorgenti del fiume mwoaLupia (attuale mwoqLippe), un accampamento legionario invernale (si tratta forse del sito archeologico di mwogAnreppen).cite-ref-10[10]
I Cherusci sono però ricordati, soprattutto per la loro partecipazione alla mwrgbattaglia della foresta di Teutoburgo, quando un esercito di tribù germaniche (Cherusci appunto, mwrwBructeri, mwsaMarsi e mwsqCatti), coalizzate sotto il comando del capo dei Cherusci, mwsgArminio, distrusse un mwswesercito romano, posto sotto il comando di mwtaPublio Quintilio Varo (nel mwtq9 d.C.). La battaglia ebbe luogo nei pressi dell'odierna località di mwtgKalkriese,cite-ref-11[11] nella mwuwBassa Sassonia, e si risolse in una delle più gravi disfatte subite dai romani: tre intere mwvalegioni (la mwvqXVII, la mwvgXVIII e la mwvwXIX) furono annientate, oltre a 6 mwwacoorti di mwwqfanteria e 3 ali di mwwgcavalleria mwwwausiliaria.cite-ref-svetonioaugusto23-12-0[12]
«[...] i Cherusci ed i loro alleati, nel cui paese tre legioni romane, insieme al loro comandante
Varo
, sono state annientate dopo un agguato, in violazione di un patto [...]»
(Strabone, Geographia, VII, 1, 4.)
Questa devastante sconfitta di fatto arrestò l'espansione di Roma in Germania e costrinse l'impero romano, dopo alcuni anni di mwygcampagne militari condotte da mwywGermanico, pur culminate nella vittoria romana (vedi mwzaBattaglia di Idistaviso), a ritirarsi definitivamente oltre il mwzqReno e il mwzgDanubio. Così lo storico mwzwTacito descrive il momento precedente lo scontro tra le due masse di armati ad Idistaviso:
«Tra i Romani e i Cherusci scorreva il fiume
Visurgi
.
Arminio
con gli altri capi si fermò su la riva e domandò se Cesare era giunto. Gli fu risposto che era già lì; allora pregò che gli fosse consentito un colloquio con il fratello. Questi, di nome Flavio, militava nel nostro esercito ed era noto per la sua lealtà. Pochi anni prima, mentre combatteva agli ordini di
Tiberio
, per una ferita aveva perduto un occhio. Ricevuta l'autorizzazione, si fa avanti e Arminio lo saluta; poi fa allontanare la scorta e chiede che vadano via anche gli arcieri, schierati lungo la riva. Non appena se ne furono andati, Arminio domanda al fratello come mai ha uno sfregio sul volto. Questi allora gli riferisce il luogo e la battaglia dove è avvenuto e Arminio gli chiede quale compenso abbia ricevuto; Flavio gli comunica l'aumento di stipendio, il bracciale, la corona e le altre decorazioni militari ottenute; e Arminio schernisce la grama mercede avuta per essere schiavo. A questo punto si mettono ad altercare uno contro l'altro: uno esalta la grandezza di
Roma
, la potenza dell'imperatore, le gravi pene inflitte ai vinti, la clemenza accordata agli arresi; e gli assicura che sua moglie e suo figlio non sono trattati da nemici. L'altro ricorda la santità della patria, la libertà avita, gli dèi tutelari della Germania e la madre, che si unisce alle sue preghiere; e lo ammonisce a non disertare, a non tradire i suoi. Poco a poco scesero alle ingiurie e poco mancò che si azzuffassero e neppure il fiume che scorreva tra loro avrebbe costituito un ostacolo, se non fosse accorso Stertinio a calmare Flavio, il quale, infuriato, chiedeva armi e un cavallo.»
(Tacito, Annales, II, 9-10.)
E ancora Tacito racconta:
«Inoltre, ormai non si aveva più alcun dubbio che il nemico incominciava a cedere e a proporsi di chiedere la pace: se si fosse potuto arrivare fino alla prossima estate, sarebbe stato possibile concludere la guerra.
Tiberio
intanto con frequenti lettere ammoniva Germanico a tornare in patria, al trionfo che gli era stato decretato. Ormai vi erano state a sufficienza battaglie, perdite, aveva combattuto abbastanza con esito favorevole; ma non doveva dimenticare tutti quelli che, senza sua responsabilità, avevano subito gravi danni e crudeli sciagure dai venti e dal
mare
. Lui pure il divo
Augusto
per nove volte l'aveva mandato in Germania e aveva ottenuto più con la prudenza che con la forza: così aveva ottenuto la resa dei
Sigambri
, così aveva costretto alla pace gli
Svevi
e il loro re
Maroboduo
. Ormai si era provveduto a vendicare i
Romani
: che abbandonasse i Cherusci e gli altri popoli ribelli alle loro discordie. Germanico lo pregava che gli concedesse ancora un anno per portare a termine le operazioni iniziate. Tiberio però con maggiore insistenza mise a prova la sua modestia, offrendogli un secondo consolato, carica le cui funzioni avrebbe dovuto esercitare personalmente a Roma. E inoltre aggiungeva che, se fosse stato necessario combattere ancora, lasciasse al fratello
Druso
la possibilità di coprirsi lui pure di gloria; non esisteva altro popolo in armi e solo in Germania questi avrebbe potuto conquistare il titolo di
imperator
e cingere la corona. Germanico allora non indugiò oltre, pur avendo compreso che erano tutte menzogne e che Tiberio per invidia voleva sottrargli l'onore che s'era conquistato.»
(Tacito, Annales, II, 26.)
Lotta tra Arminio (Cherusci) e Maroboduo (Marcomanni)
Una volta che i Romani si ritirarono, scoppiò la guerra tra mw4wArminio e mw5aMaroboduo, l'altro potente capo germanico dell'epoca, re dei mw5qMarcomanni (che erano stanziati nell'odierna mw5gBoemia). Le due coalizioni si scontrarono in una battaglia campale. Nel mw5w18, infatti, Arminio, dopo aver raggruppato sotto il suo comando numerose tribù germaniche (come mw6aLongobardi, mw6qSemnoni, che defezionarono dalla confederazione marcomanna), mosse guerra ai mw6gMarcomanni. Arminio non poté contare su un certo Inguiomero, suo zio, che preferì schierarsi dalla parte del re marcomanno per non dover rassegnarsi ad ubbidire al giovane figlio del fratello.
Si arrivò ad uno scontro frontale tra le due fazioni (era il mw7a18 o mw7q19). Contrariamente alle antiche tradizioni mw7ggermaniche, ora abituati a seguire gli ordini dei loro comandanti dopo tanti anni di guerre condotte contro i Romani ed in alcuni casi dopo aver militato tra le file delle mw7wtruppe ausiliarie romane, le due schiere si affrontano disposte in modo ordinato. Arminio addirittura "mw8aindicava le spoglie e le armi romane, che vedeva ancora impugnate da molti", dopo averle strappate in seguito al massacro delle legioni di mw8qVaro (mw8gbattaglia della foresta di Teutoburgo).cite-ref-annales45-13-0[13] L'ex ausiliario accusava infatti Maroboduo di essere "mw9wun satellite di Cesare, che meritava d'essere spazzato via con lo stesso furore con cui avevano eliminato Quintilio Varo".cite-ref-annales45-13-1[13] Così racconta Tacito la battaglia:
«In nessun luogo mai avvenne uno scontro di maggiore entità e con esito più incerto: da entrambe le parti fu sgominata l'ala destra e si stava per riprendere il combattimento, quando Maroboduo si ritirò e pose il campo su le alture. Fu il segnale della disfatta: poco a poco molti disertarono da lui ed egli, abbandonato da tutti, si ritirò presso i
Marcomanni
e mandò messi a
Tiberio
per implorare aiuto.»
(Tacito, Annales, II, 46.)
La guerra si era pertanto conclusa con una vittoria di misura da parte di Arminio. Maroboduo fu costretto a chiedere asilo all'imperatore mwaquTiberio poiché un giovane nobile di nome Catualda, in passato esiliato dallo stesso Maroboduo, decise di vendicarsi e con l'inganno riuscì ad irrompere nella reggia di Maroboduo privandolo del suo regno.cite-ref-15[15] Tiberio, una volta venuto a sapere che Maroboduo, fuggito dal suo regno, aveva passato il mwaqoDanubio e si era spinto fino nel mwaqsNorico, decise di accogliere le sue richieste lasciando che lui e la sua corte potessero prender dimora a mwaqwRavenna.
L'anno successivo, nel mwaq419, Arminio fu assassinato da alcuni suoi sudditi, contrari al suo crescente potere:
«Negli storici e senatori di quel periodo trovo che in Senato si dette lettura d'una lettera di
Adgandestrio
, principe dei
Catti
, il quale proponeva di uccidere Arminio se gli fosse inviato il veleno; gli fu risposto che il popolo romano si vendicava dei suoi nemici apertamente e con le armi, non con la frode e con segrete insidie. Così Tiberio si poneva su lo stesso piano di gloria dei comandanti antichi, i quali avevano proibito e denunziato la proposta di avvelenare il re Pirro. Arminio del resto, quando i Romani partirono dalla Germania e Maroboduo fu espulso, aspirando a regnare si attirò contro i connazionali amanti della libertà; minacciato con le armi, si batté con varia fortuna e morì tradito dai suoi. Fu senza dubbio il liberatore della Germania, colui che sfidò il popolo romano non ai suoi inizi, come altri re e comandanti, ma nel momento più alto dell'
impero
; ebbe sorte incerta nelle battaglie, ma non fu vinto in guerra. Dopo trentasette anni di vita e dodici di comando, ancora di lui si canta presso le genti barbare, ma è ignorato dagli storici greci che solo di lor glorie millantano. Né gode fama tra i Romani, poiché noi portiamo alle stelle le gesta degli antichi, non ci interessiamo dei fatti recenti.»
(Tacito, Annales, II, 88.)
Al tempo di Domiziano
Tacito che scrisse la sua mwarimwarmGermania attorno al mwarq98, scrisse che i Cherusci infiacchirono in una lunga pace, che generò per essi un maggior piacere ma anche un costante stato di insicurezza.cite-ref-tacitogermania36-1-3-2[3] I Cherusci che una volta erano stati chiamati «mwarkbuoni e giusti» furono poi attaccati dei vicini mwaroCatti.cite-ref-tacitogermania36-2-16-0[16]
Sappiamo che al tempo di Domiziano (attorno all'mwasa88), il re dei Cherusci, Chariomero, venne cacciato dal suo regno dai mwasiCatti,cite-ref-tacitogermania36-2-16-1[16] poiché si era dimostrato amico ed alleato dei Romani. Inizialmente riuscì a radunare un nuovo esercito ed a fare ritorno; ma più tardi venne abbandonato da chi lo aveva rimesso sul trono, quando decise di inviare ostaggi ai Romani, divenendo mwasc"cliente" di Domiziano. Egli non garantì alcun sostegno militare ai Romani, ma ricevette denaro dagli stessi.cite-ref-17[17]
III e IV secolo
Sembra che i Cherusci confluissero nella federazione dei mwas8Sassoni già a partire dal III secolo. Si racconta ad esempio che negli anni:
mwati286
Il prefetto della flotta del mwatqcanale della Manica, il futuro usurpatore mwatuCarausio, che aveva come sede principale della mwatyflotta la città di mwatcGesoriacum, riuscì a respingere gli attacchi dei pirati mwatgFranchi e mwatkSassoni lungo le coste della mwatoBritannia e della mwatsGallia Belgica,cite-ref-18[18] mentre Massimiano sconfisse mwauaBurgundi ed mwaueAlemanni, come suggerisce un suo panegirico del mwaui289.cite-ref-southern209-19-0[19]
mwauk287
Nuovi successi sulle tribù germaniche sono confermate dal fatto che a Diocleziano fu rinnovato l'appellativo di "mwausGermanicus maximus" per ben due volte nel corso dell'anno. I successi furono ottenuti dalle armate dell'altro augusto, Massimiano, contro Alemanni e Burgundi sull'alto Reno,cite-ref-scarre197-20-0[20]cite-ref-21[21]cite-ref-22[22] oltre a mwavgSassoni e mwavkFranchi lungo il corso inferiore.cite-ref-23[23]
Note
cite-note-plinio4-100-11. mwawomwawsPlinio il Vecchio,mwaww IV, 100.
cite-note-tacitogermania36-1-33. ↑ mwaxomwaxsTacito, De origine et situ Germanorum,mwax0 XXXVI, 1.
cite-note-tacitogermania36-3-55. ↑ mwaycmwaygTacito, De origine et situ Germanorum,mwayo XXXVI, 3.
cite-note-66. ↑ Pomponio Mela, mway4Chorographia, III, 31.
cite-note-77. ↑ mwazimwazmCassio Dione,mwazq LIV, 33.3-5.
cite-note-88. ↑ mwazgmwazkCassio Dione,mwazo LV, 1.5.
cite-note-99. ↑ mwaz4mwaz8Cassio Dione,mwaaa LV, 2.1-2.
cite-note-1010. ↑ mwaaqmwaauVelleio Patercolo,mwaay II, 105.
cite-note-1111. ↑ mwaaoIl sito della battaglia di Teutoburgo presso la moderna Kalkriese.
cite-note-annales45-1313. ↑ mwabcmwabgTacito, Annales,mwabo II, 45.
cite-note-1414. ↑ mwab4mwab8Tacito, Annales,mwace II, 46.
cite-note-1515. ↑ mwacumwacyTacito, Annales,mwacg II, 63.
cite-note-tacitogermania36-2-1616. ↑ mwac4mwac8Tacito, De origine et situ Germanorum,mwade XXXVI, 2.
cite-note-1717. ↑ mwadumwadyCassio Dione,mwadc LXVII, 5.1.
cite-note-southern209-1919. ↑ Southern, p. 209.
cite-note-scarre197-2020. ↑ Scarre, p. 197.
cite-note-2222. ↑ mwafimwafmPanegyrici latini,mwafq II, 5.
cite-note-2323. ↑ mwafgmwafkPanegyrici latini,mwafo II, 7-8; VI, 8.
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